Trasimeno: il lago che respira con l’anima
Trasimeno: il lago che respira con l’anima
C’è un lago in Umbria che non è solo acqua: è respiro, riflesso, silenzio vivo.
Il Lago Trasimeno non stupisce con l’imponenza. Ti conquista piano, come una persona timida ma profonda.
Ogni volta che ci arrivo, rallento.
La strada si apre tra campi e colline, e poi all’improvviso appare lui: il mare dell’Umbria, come lo chiamiamo qui.
Ma il Trasimeno non è mare. È qualcosa di più antico, più intimo. Un luogo che ascolta.
Quando soffia il vento leggero, le canne ondeggiano come fossero pensieri. Le barche sembrano addormentate, pronte a raccontarti segreti se ti avvicini piano. E i colori cambiano ogni ora: azzurro, grigio, oro, rosa… Il lago dipinge da solo, senza bisogno di cornici.
A volte mi siedo su di una panchina nel toppetto di Monte del Lago, e guardo l’acqua che abbraccia le tre isole: Maggiore, Minore, Polvese.
Ciascuna con il suo mistero, la sua voce.
La più affascinante per me è la Polvese, l’isola più grande, disabitata, quasi selvatica. Cammini tra ulivi, rovine, boschi e silenzio.
C’è un castello in rovina, un antico monastero, una piscina progettata da un’artista negli anni ’50 che oggi è un’opera silenziosa di land art.
Sull’isola non ci sono auto, solo passi lenti e pensieri leggeri.
Ma il Trasimeno è anche leggenda.
La leggenda di Agilla: l’amore eterno tra le onde del Trasimeno
Ogni lago ha la sua anima.
Ma il Trasimeno ne ha una che canta e piange insieme. È la voce di Agilla, la ninfa che ancora oggi – dicono – si aggira tra le sue acque cercando l’amore perduto.
La leggenda nasce in tempi lontanissimi, quando l’Umbria era terra di etruschi e boschi sacri.
Agilla era una ninfa bellissima, figlia della natura, libera e selvaggia come il vento che muove le canne sul lago.
Viveva sull’Isola Polvese, allora verde e fiorita, un piccolo mondo fuori dal tempo. Un giorno, tra le nebbie del mattino, vide passare una barca con a bordo un giovane guerriero etrusco: Trasimeno, figlio del re Tirreno.
Bastò uno sguardo per far nascere l’amore.
Agilla si innamorò perdutamente.
Ogni sera, al tramonto, emergeva dalle acque e lo aspettava sulla riva.
Lui veniva a lei: si parlavano senza parole, toccandosi appena le mani, ascoltando il silenzio del lago.
Ma l’amore degli immortali e degli umani è sempre fragile.
Un giorno, Trasimeno fu chiamato in battaglia, lontano.
Agilla lo attese per giorni, mesi, stagioni. Ma lui non tornò più.
Morto in guerra, dicono, o forse annegato tornando a lei.
Il dolore la consumò.
Una notte, senza luna, Agilla si tuffò nel lago e non riemerse mai più.
Da allora, si racconta che nelle sere d’estate, quando il vento tace e le acque sembrano dormire, si possa sentire la sua voce.
Una voce dolce e malinconica, che sussurra il nome di Trasimeno tra le onde, nel fruscio delle canne, nei riflessi dorati del tramonto.
Qualcuno dice di averla vista: una figura diafana, che cammina sull’acqua o appare tra i salici, sempre sola, sempre in attesa.
È solo leggenda, forse.
Ma il Trasimeno ha davvero qualcosa di magico.
E anche chi non crede nelle ninfe, davanti a certi tramonti, è costretto a dubitare.
La leggenda di Agilla è una delle più antiche dell’Umbria. Viene tramandata oralmente nei borghi intorno al lago, in particolare a San Feliciano e Isola Polvese, ed è parte dell’immaginario collettivo del territorio.
Un po’ di Storia
La Battaglia del Trasimeno – 217 a.C.
Uno degli eventi più famosi e drammatici accaduti sul lago è la Battaglia del Trasimeno, durante la Seconda guerra punica.
Fu combattuta il 21 giugno 217 a.C. tra le truppe cartaginesi di Annibale e l’esercito romano guidato dal console Gaio Flaminio.
Ecco il racconto:
Annibale, dopo aver attraversato le Alpi con gli elefanti, stava marciando verso Roma.
Nei pressi del Trasimeno, preparò un’imboscata perfetta: nascose i suoi uomini sulle colline intorno alla piana tra Tuoro sul Trasimeno e il lago.
All’alba, con la nebbia che avvolgeva l’acqua e la strada, i Romani avanzarono incolonnati, senza sospettare nulla.
Quando furono tutti nella gola, i cartaginesi uscirono dai boschi e attaccarono da ogni lato.
Fu una carneficina: più di 15.000 soldati romani morirono, e lo stesso console Flaminio venne ucciso. Il lago, si dice, diventò rosso di sangue.
È considerata una delle più grandi sconfitte militari di Roma.
Oggi, a Tuoro sul Trasimeno, c’è un percorso storico con pannelli che raccontano la battaglia, ed è possibile camminare nei luoghi esatti dello scontro.
Non importa da dove vieni o cosa cerchi: il lago ti restituisce sempre qualcosa. Un po’ di pace, un silenzio buono, uno sguardo che cambia.
E poi ci sono i borghi: Castiglione del Lago con la sua fortezza e la vista infinita, Passignano con il suo porticciolo e le serate lente.
Ma più che visitarlo, il Trasimeno va vissuto.
Con i piedi nell’acqua, con un libro in mano, o semplicemente stando fermi a guardarlo respirare.
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